A volte ripenso alla mia vita prima dell'arrivo di Sergio. Ripenso a tutto, ma soprattutto penso all'incredibile velocità e al ritmo con cui vivevo le mie giornate. Ero come un treno sparato a velocità incredibili che non si fermava davanti a nulla. Un treno che non faceva fermate, un treno diretto chissà poi a quale strana destinazione. Viaggiavo senza pensieri concreti, alternando la mia vita tra camere da letto e nottate alcooliche nella speranza e con la voglia di correre sempre più veloce e più veloce ancora solo per la paura di non riuscire a frenare quel mondo che da fuori era così bello e divertente - perchè se freni iniziano i pensieri e i pensieri portano solo brutte prospettive e la voglia di apatia. Ed è per questo che non potevo permettermi di frenare. E allora ricominciavano i miei giri tra un letto e un altro, tra una risata ed una sigaretta, tra un drink ed un nuovo bacio e un nuovo letto. Tutto era apparentemente perfetto. Sesso, soldi, amici, discoteche, bere, fumare, guidare veloce, ma niente di tutto questo era per sempre e dentro di me lo sapevo. Vivevo con l'eterna speranza di non schiantarmi mai contro un muro, ed ero certo che non sarebbe mai successo perchè oltre alla speranza c'era la convinzione e la presunzione di avere tutto sotto controllo.
Mi sbagliavo, perchè prima o poi sarebbe arrivata la galleria da cui non sarei riuscito ad uscirne intatto. E così è stato. Sergio è stato il muro in fondo ad una galleria, un muro troppo spesso da abbattere (anche alla mia velocità), un muro che mi ha intrappolato ma che in fondo mi ha salvato. E quando un treno si schianta in galleria, poco ne rimane. Tante ferite e tante macerie anche per me, che nudo ed inerme sono rimasto di fronte a Sergio.
Finalmente libero e immobile, pronto a dare e a ricevere qualcosa che per la prima volta non si trattava di una parte del corpo e che andava al di là di una notte di piacere.
Mi sbagliavo, perchè prima o poi sarebbe arrivata la galleria da cui non sarei riuscito ad uscirne intatto. E così è stato. Sergio è stato il muro in fondo ad una galleria, un muro troppo spesso da abbattere (anche alla mia velocità), un muro che mi ha intrappolato ma che in fondo mi ha salvato. E quando un treno si schianta in galleria, poco ne rimane. Tante ferite e tante macerie anche per me, che nudo ed inerme sono rimasto di fronte a Sergio.
Finalmente libero e immobile, pronto a dare e a ricevere qualcosa che per la prima volta non si trattava di una parte del corpo e che andava al di là di una notte di piacere.
Ed è grazie a tutti questi pensieri e all'uomo che non sono più, che ora sto meglio con me stesso. Ora dormo meglio, mi sento amato e riesco ad amare qualcuno non solo per la sua facciata scultorea, perchè quella dopo la terza notte non ha più senso se non accompagnata da quel bello che c'è dentro.
Grazie Sergio per l'amore che mi dai in ogni attimo di noi e grazie per avermi insegnato come si fa. Ti Amo.