giovedì 25 ottobre 2007

Freddo

Penso spesso ai miei amici e ai loro pensieri, penso a come interagiscono e a come superano gli ostacoli. Ci sono quelli più forti che passano sopra tutto e ci sono quelli più deboli forse, che preferiscono perdere piuttosto che fare un torto ai loro cari. E allora penso alle relazioni, che vanno e vengono come i treni nelle stazioni. Penso al tempo che impiega un'amicizia a perdersi o semplicemente a raffreddarsi. Tre minuti, tre giorni, è un attimo. Tutto scorre via e si sa che pur mantenendo un civile saluto nulla sarà mai come un tempo, e si sa anche che sono vane le promesse di vedersi o di riprendere a frequentarsi. Nessun caffè sarà mai bevuto, nessuna cena sarà mai consumata, nessuna sigaretta sarà mai fumata.
Mi conforta però pensare al mio amico come una fortezza, come un tetto stabile ed indistruttibile, perchè è così che l'abbiamo costruito, dove mi potrò sempre andare a rifugiare quando ne avrò bisogno o quando avrò paura. O quando semplicemente avrò voglia di sentirmi protetto.
E allora proseguo il mio cammino, un po' più solo, ma sapendo che ci saremo un giorno.
Perchè è così, dico bene? Ci sarai?
Io sì.

mercoledì 24 ottobre 2007

Cambiare pagina

Sono cambiate molte cose. Nuovi avvenimenti, nuovi passi, un nuovo inizio.

Un nuovo lavoro, nuovi volti da guardare e nuove abitudini. Mi piace.
L'estate se n'è andata e ha portato via con se il caldo. Sento l'aria fredda della sera. Mi emoziona.
Nuova musica nelle mie orecchie, nuove speranze. Torno a credere. Mi sento umano.
La fiducia si riprende il suo posto, ormai abitato da troppo dalla diffidenza. Mi fa stare meglio.
L'amore si evolve in qualcosa di più onesto e sincero, matura e dico grazie. Mi rigenero.
Mi sono disintossicato dalle negatività esterne. Mi sento più leggero.
Rivedo in me quello che ero. Sono cresciuto.
Capisco di cosa ho bisogno, finalmente. Non ho rimorsi. Sono libero.
Ho ripreso a dormire serenamente. Avevo dimenticato cosa volesse dire. Sono felice.

Buonanotte.

giovedì 4 ottobre 2007

Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce

Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione, quella domenica Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni. Il vecchio prelato assolveva quel gregge da più di vent'anni dai soliti peccati, Cristo in croce sembrava alquanto avvilito dai vizietti di provincia.
Primo fra tutti il ricorso sfrenato al pettegolezzo imburrato, infornato e mangiato quale prelibatezza e meschina delizia per palati volgari, larghe bocche d'amianto fetide come acque stagnanti.
Cristo in croce sembrava più infastidito dalle infamie che dai chiodi.
Maria Catena anche tu conosci quel nodo che stringe la gola, quel pianto strozzato da rabbia e amarezza, da colpe che infondo non hai e stai ancora scontando l'ingiusta condanna nel triste girone della maldicenza. E ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio.
Maria Catena non seppe reagire al rifiuto del parroco di darle l'ostia e soffocò nel dolor quel mancato amen. E l'umiliazione secondo un antico proverbio, ogni menzogna alla lunga diventa verità.
Cristo in croce mostrava un sorriso indulgente e quasi incredulo.
E stai ancora scontando l'ingiusta condanna nel triste girone della maldicenza. E ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio.

mercoledì 3 ottobre 2007

Buongiorno

Che fine ho fatto io? Col viso più rotondo ma mai pallido, meno sicuro ma più forte a volte per la grande umiltà, che dormivo sui banchi di scuola. Non trattenevo mai i nodi alla gola, che di lottare a volte ero stanco, ma per pensare avevo sempre tempo e ora no. Adesso ti guardo assente e dico: "tu non entri, tu dentro di me non entri, ora non più, non mi ferisci più!". Che stringo a tutti i costi i denti e pur di non scoprirmi mi tiro indietro un po' e ancora un po'. Luna ascoltami se da quell'angolo di altitudine ne sai di più di me. Ora stringimi non voglio perdermi ma ora non trovo più il bimbo dentro me. Che fine hai fatto anche tu? Cos'è, sei stanco ormai di dirmelo che non ci sono più? Tu che conosci con sincera umiltà la versione integrale di me, che custodisci geloso i "perché", prova a ridarmi quell'assurda ironia, la voglia matta di andare via ma tornare a casa. Ma ora ti guardo assente e dico: "tu non entri! Tu dentro di me non entri più!" E tu neanche ti ribelli, non discuti e ti rassegni aiutami! Ti prego! Luna ascoltami se da quell'angolo di altitudine ne sai di più di me. Scavalca i ponti tra mente e cuore, la soglia estrema del dolore, l'orgoglio ed il suo mare immenso. Per far capire che ci penso, che soffro per amore intenso, che gioco ancora con il vento ma non trovo più il bimbo dentro; che rido ancora senza un senso e navigo distratto e attento, ingenuo ma con la testa, o tutto o niente..o sempre o basta! E che sono qui per ritrovarmi. E chiedo aiuto a te!