Finiscono le vacanze e si ritorna a casa. Bene o male è sempre così, solo che a volte è più difficile accettare che qualcosa di bello finisca o che comunque rimanga in sospeso in attesa di un nuovo giorno. Beh, il rientro a Milano di ieri è stato davvero difficile. Troppe le emozioni vissute in così pochi giorni, troppi i ricordi, troppi i fotogrammi impressi a fuoco nella mia mente. Tutto troppo ancora adesso ormai a due giorni di distanza dall’ultimo bacio di Sergio. Mi viene difficile cercare solo di rimettere insieme i pezzi di questi 4 giorni passati a Roma almeno adesso quando ancora il cuore batte forte e tutto il resto è ancora caldo. Sergio è l’unica cosa a cui riesco a pensare. Mi offusca la mente, mi annebbia la vista. Ogni più piccolo ricordo di lui e dei momenti passati insieme mi attraversa la memoria alla velocità di un treno e mi fa restare immobile con gli occhi di un bambino incredulo e inerme di fronte agli 880 km che ci separano. Ricordo come mi ha guardato la prima volta dall’altro lato della strada con occhi pieni di felicità e paura, ricordo il primo bacio e la prima stretta al cuore, in un tremore generale di gambe e mani. Ricordo il pomeriggio passeggiando da soli per mano tra le vie del centro di Roma, tra un gelato, un pezzo di pizza e le scale di un portone al 91 di non so più che vicolo proprio dietro la fontana di Trevi. Ricordo l’attesa del suo arrivo la notte di capodanno e la voglia irrefrenabile che entrambi avevamo di rincasare. Ricordo la prima notte dell’anno passata con Sergio, stretti l’uno all’altro, passata a baciarci, a stringerci, a coccolarci, a farci promesse e a confidarci i segreti più intimi, mentre la luce del giorno entrava dalla finestra, tra una foto e una sigaretta illuminati solo da una lampada rossa a forma di cuore e il dolce momento dell’addormentarsi stretti che senti ogni piccola mossa, ogni respiro e ogni gemito che ti fanno stare bene. Ricordo il giorno dopo com’era bello e dolce anche con i miei amici. Ricordo che sarei potuto restare ore immobile a fissarlo mentre articolava un discorso e nel modo in cui si muoveva nel farlo. Ricordo la cena tutti insieme e la serata triste al Gloss. Triste perché era l’ultima volta che saremo potuti stare insieme, l’ultima volta che avrei visto il suo sorriso e i suoi occhietti belli incantarsi insieme ai miei. E ricordo ieri, in viaggio tornando a Milano, ancora frastornato e stonato dal pensiero di essermi in un qualche modo legato a lui anche se non fisicamente, che fumavo senza sosta e ripensando alla mia vita per cercare di ricordare se in passato mi ero mai sentito così. La risposta è no e la cosa mi spaventa ma mi riempie di gioia allo stesso tempo. Tra tre settimane lo rivedrò e sinceramente non vedo l’ora di stringerlo e di rivedere quello sguardo che tanto mi piace.
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"Che per quegli occhi dolci posso solo stare male, e quelle labbra prenderle e poi baciarle al sole, perché so quanto fa male la mancanza di un sorriso, quando allontanandoci sparisce dal tuo viso e fa paura tanta paura, paura di star bene, di scegliere e sbagliare, ma ciò che mi fa stare, bene ora sei tu amore, e fuori è buio, ma ci sei tu amore, e fuori è buio."